Road in desert
Lorenzo Paoli
Il Coach delle Abitudini
Lorenzo Paoli » Blog
Il brevetermismo ti ucciderà

Siamo fatti così: soprattutto in periodi di crisi, il nostro sguardo si ferma sul risultato veloce e immediato, sullo spegnere gli incendi, sul trimestre e il fatturato e il cliente da prendere anche questo mese.

Però poi lo condanniamo e gli diamo anche un nome: brevetermismo, l’incapacità di guardare oltre le attività di tutti i giorni per concentrarsi sugli obiettivi più a lungo termine. Lo condanniamo perché vediamo che distrugge lentamente anche le aziende più grandi: débâcle eclatanti come Blockbuster, Nokia, Kodak sono esempi di un numero infinito di insuccessi derivanti dall’incapacità di andare oltre.

Sappiamo anche che il suo contrario, la capacità di costruire una Visione, dà grandi vantaggi e li celebriamo: Apple, Virgin, Cirque du Soleil, The Body Shop, Olivetti.

Le aziende piccole e i professionisti però non sanno neanche cosa sia, le aziende grandi invece la trattano come un punto da smarcare. Il nuovo manager che ha studiato in una prestigiosa Business School e ha sentito grandi cose sulla Visione, entra in azienda, organizza un bel management meeting di due giorni in cui si costruire una Visione per l’azienda – spesso un’accozzaglia di parole con poco senso, uguale a mille altre e per nulla emozionante e motivante – la si scrive su un muro in azienda e poi si ritorna alle “cose serie” che vuol dire agli obiettivi trimestrali.

La grande incapacità di molte aziende non è solo quella di non sapere costruire una Visione: ma di non saperla legare a obiettivi, KPI e CSF. Per questo viene dimenticata.

Alzi la mano chi si ricorda la Visione della sua azienda a memoria. Quasi nessuno l’avrà alzata e in ogni caso un avvertimento: la Visione non si ricorda, si vive, per cui se ci dovete pensare, non è una vera Visione.

Il brevetermismo ti porta a fare sempre le stesse cose, come il tuo concorrente, nello stesso modo, inseguendo l’1% di crescita che verrà cancellato dalla prossima crisi: crescita organica, forse per un periodo, ma non evoluzione. E prima o poi questo vizio ti uccide: la vita media di una Fortune 500 è di 40-50 anni.

La Visione però sembra così lontana e irreale che non la consideriamo, se non come esercizio intellettuale. Per questo è fondamentale legarla a obiettivi, target, KPI e CSF.

È un esercizio importante:

  • Costruire una Visione di chi vogliamo diventare, un’immagine ideale ma realistica di noi come professionisti o aziende. Qui possiamo essere ambiziosi, non è un obiettivo. Andiamo oltre il solito “essere Leader nel settore”. Banale. E per nulla ispirante.
  • Definire, oltre agli obiettivi trimestrali, obiettivi a breve, medio e lungo allineati a quella Visione. Mi faccio guidare da essa per creare un prodotto nuovo, molto diverso dal solito, per introdurre un’innovazione che non avrei mai avuto il coraggio di provare.
  • Inserire KPI che permettono alle persone di ricordarsi, ogni giorno, che la velocità e doppia: marce corte, per finire bene il trimestre, marce lunghe, per evolvere. Un obiettivo a 5 anni fa meno paura se sappiamo che l’azienda guadagna e sta crescendo.
  • Definire Critical Success Factors a lungo termine – le persone sanno su cosa si devono concentrare. L’evoluzione diventa un’abitudine. Dal modo in cui comunichiamo a come costruiamo la pagina aziendale su Facebook. Tutto torna e i clienti “sentono” la nostra Visione emergere dappertutto.
  • Pensare sempre alla Visione quando si prendono decisioni importanti chiedendosi “questo va nella direzione di ciò che vogliamo essere?” La Visione è una direzione precisa: prendere mille strade diluisce il brand, confonde le persone e crea conflitti tra prodotti, facendo perdere il focus e sprecare risorse in mille direzioni diverse. La chirezza d’intento sparisce e senza chiarezza, le tue persone sono sempre sotto stress. Perché nessuno dice loro da che parte andare, però vengono incitate a procedere spedite.
  • Raccontare questa storia, non scriverla su un muro. La Visione deve diventare una storia che ispiri le persone per farle sentire parte di quel sogno, di quell’evoluzione a cui stanno contribuendo ogni giorno. Ci motivano le storie, non i numeri.
  • Avanzare sempre verso quella direzione. Altrimenti ci saranno sempre gli stessi budget, sempre gli stessi obiettivi, sempre gli stessi anni. Fino a quando il mondo cambia, e noi siamo rimasti troppo indietro. Oltretutto, progredire motiva. La routine monotona e stressante, no.
  • Celebrare i visionari. Non pensiamo che solo il CEO debba essere il Visionario che guiderà l’azienda al successo. Alleniamo le nostre persone ad essere visionarie, a pensare più in là, ad evolvere verso una direzione precisa. È un altro nome per innovazione continua, ed è quella che ispira le persone ad andare oltre, che ti renderà unico nel tuo settore e che, forse, salverà la vita a molte aziende.

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