Un freelance è libero quando può dire di no

Un freelance è libero quando può dire di no

Un freelance è libero quando può dire di no

La prima volta che l’ho fatto, mi tremava la voce. Ero in piedi, rigido, con un nodo allo stomaco: mille pensieri mi giravano per la testa e il cliente stava cercando in tutti i modi di convincermi che avrei dovuto accettare la sua proposta e anzi, che sarebbe stato scortese a questo punto rifiutare. Lui dopotutto si era preparato pensando a me e io mi sarei dovuto tirare indietro? Sì. 

Fino a quel momento, avevo detto sempre sì a tutti: è uno dei pochi modi in cui un freelance nuovo del settore si fa strada sul mercato. Dici sì quando tutti gli altri professionisti hanno rifiutato perché la paga è troppo bassa. Dici sì quando per fare un lavoro devi stare alzato tutta notte, perché tanto sei giovane. Dici sì quando il lavoro non ti piace tanto, perché è comunque esperienza. Così sono cresciuto in fretta: dopo qualche tempo avevo l’agenda piena di impegni. Ma il portafoglio era un’altra cosa. Certo, ero giovane, ma ormai non più alle prime armi. Cominciavo a detestare alcuni lavori e a non volere più essere disposto a fare lavori pagati male e  oltretutto senza alcun riconoscimento da parte del cliente che la volta successiva avrebbe considerato la tariffa scontata come quella normale, diminuendomi quindi il fatturato per ogni lavoro. 

Non avevo mai detto di No e mi sembrava quasi un insulto farlo: dopotutto era un lavoro e io avevo il tempo di farlo. Tra l’altro, era un lavoro continuativo: una volta o due a settimana. Nonostante la paga bassa, mi avrebbe assicurato migliaia di euro di guadagno nell’anno. Ma il lavoro non mi piaceva più, volevo incarichi di maggiore qualità e comunque mi pagavano poco. Tra l’altro il cliente aveva cambiato le carte in tavola all’ultimo momento. Così ho preso un bel respiro e quando mi ha presentato al telefono le nuove condizioni poco prima di partire, ho detto “No”. 

C’è rimasto malissimo, l’ho capito subito, non se lo aspettava. certo, era abituato solo al sì e credeva di potere tirare ancora la corda. Ha cercati di convincermi in tutti i modi e mi ha anche cercato di farmi sentire in colpa dicendomi “così non si fa”. Stavo per cedere, ma alla fine ho pensato: “sei tu che hai cambiato le carte in tavola e io non voglio più lavorare a queste condizioni.”

Dopo quella telefonata, mi ricordo di essermi seduto e di essermi subito pentito. “Ho perso migliaia di euro di lavoro!”. Stavo per richiamare e rimangiarmi tutto, quando mi sono ricordato di un consiglio che avevo letto in un libro su come crescere come professionisti. Sapere dire NO costantemente e alzare i propri standard era fondamentale. Così mi sono ripromesso di usare quel tempo per fare marketing di livello superiore, cambiando i miei prodotti e servizi e mirando a nicchie di clienti più profittevoli. Dopo qualche mese, ho cominciato a guadagnare di più in lavori di maggiore qualità. Ho detto il secondo “No”, poi il terzo, poi il quarto. 

In quell’anno ho capito veramente cosa significhi essere liberi, come professionisti: sapere dire NO a qualsiasi offerta, perché hai comunque un sistema per generare tutte le opportunità che ti servono. In questo modo un freelance è libero nel verso senso della parola. Se un libero professionista è costretto a prendere lavori che non vuole, pagati poco, di qualità non adeguata, non è libero e deve lavorare per conquistarsi questa libertà. 

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