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Lorenzo Paoli
Il Coach delle Abitudini
Lorenzo Paoli » Blog
La gestione del cambiamento non ti salverà – le 4 fasi dell’evoluzione

Si parla molto di cambiamento, un tema molto in voga soprattutto negli ultimi anni, quando ci siamo accorti che il mondo globale non sta a dormire e che restare fermi è molto pericoloso. Così ci siamo inventati una competenza: la gestione del cambiamento, molto ricercata in azienda. In effetti è importante, ma il focus sul cambiamento ci ha fatto dimenticare che non è così che vinciamo, cresciamo, raggiungiamo la nostra Visione e obiettivi ambiziosi.
Non ci ricordiamo che il cambiamento è una reazione: cambiamo perché una situazione presente non ci soddisfa più. Normalmente questo cambiamento viene fatto a “picchi e valli”: rimaniamo per un po’ di tempo in una situazione, quando il dolore di tale situazione è troppo grande, ci ingegniamo a cambiare. Alterniamo quindi momenti di benessere ed efficacia – quando abbiamo appena cambiato e siamo in linea con il mondo, siamo efficienti, efficaci, moderni, pronti a rispondere alle sfide – a momenti di malessere e inefficacia – quando ormai dobbiamo cambiare, ma non lo stiamo ancora facendo e cerchiamo quindi di adattare disperatamente le nostre strategie al mondo che ci circonda. Quando ci diciamo: “è il momento di cambiare” significa che siamo stanchi di quello che abbiamo.
Questo atteggiamento ci impedisce di arrivare ad un altro livello, quello dell’evoluzione, in cui noi continuiamo a crescere seguendo una visione precisa. Evolviamo, non cambiamo, seguiamo il nostro corso e cresciamo esponenzialmente, senza “picchi e valli”, momenti in cui ci trasciniamo e momenti di grande e a volte costosa riorganizzazione. Evolvere significa fare quello che fa l’atleta: trovare le abitudini chiave da sviluppare ogni singolo giorno, per diventare un campione. Lo stesso fa l’azienda che costruisce un brand eccezionale, il professionista che diventa il guru di un settore particolare, l’artista che sviluppa la sua arte, l’imprenditore e il manager, che creano nuove, fantastiche aziende che sembrano rivoluzionare il settore ma che in realtà sono il frutto di una costante evoluzione.
La gestione del cambiamento si può paragonare alla capacità di un marinaio di aggiustare le vele a seconda del vento. Questa capacità potrà portare il marinaio fino a destinazione, ma non migliorerà la barca o il marinaio: riuscirà semplicemente a far sì che entrambi arrivino agli obiettivi che desiderano.
Nel parlare di cambiamento, ci confrontiamo con quattro livelli diversi:

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Resistenza – al primo livello c’è la resistenza, risposta naturale per molti data la natura abitudinaria della nostra vita. Un’azienda, un professionista, una persona, tendono a volere mantenere lo status quo perché emozionalmente più sicuro, anche se magari meno efficace. In questo stato la persona o l’azienda non cambiano e anzi, non ascoltano la realtà esterna e combattono cambiamenti che sarebbero necessari per continuare ad essere efficaci nel mondo.
Adattamento – la strategia di adattamento si basa sulla reazione ai piccoli stimoli di cambiamento provenienti dall’ambiente esterno. Una palestra si adatta, inserendo nuovi corsi ogni volta che nasce una moda per un nuovo tipo di esercizio aerobico ad esempio. La strategia di adattamento permette di seguire quello che succede all’esterno, a mantenersi aggiornati e consapevoli di quello che avviene nell’ambiente intorno a noi. Allo stesso tempo però, costringe a reagire continuamente a stimoli esterni – manca autenticità e Visione.
Cambiamento – il cambiamento è un moto in una direzione diversa rispetto a quella che stiamo percorrendo. È una reazione che va oltre l’adattamento, più in profondità. Qui le aziende si fermano, solitamente, interpretando la gestione del cambiamento come la competenza massima acquisibile. In realtà, il cambiamento arriva troppo tardi, quando ci si trova in una situazione non più sostenibile o desiderabile e si deve cambiare direzione. La competenza di gestione del cambiamento è molto utile per cambiamenti repentini o per emergenze, ma non deve essere interpretata come la competenza da utilizzare nella gestione e nella crescita individuale e come azienda. Non deve diventare un atteggiamento o la strategia con cui si seguono gli sviluppi del mondo, altrimenti la persona passerà dei periodi di grande efficacia, subito dopo il cambiamento, e periodi di maggiore inefficacia, nella fase di resistenza ad un nuovo cambiamento.
Evoluzione – quando una persona evolve, ha definito una Visione autentica che gli offre una direzione precisa. Pur essendo consapevole dell’ambiente intorno a lui, non si fa influenzare e segue la propria strada, raggiungendo obiettivi anche ambiziosi e creando nuove possibilità. In un processo evolutivo si va oltre la reazione alla realtà esterna – si crea una Visione. Da un atteggiamento di reazione si passa dunque ad un atteggiamento di creazione, l’espressione più potente dell’inventiva e dell’intelligenza umana. I grandi brand nel mondo, gli artisti, gli imprenditori e i manager illuminati, le persone che hanno creato piccoli e grandi innovazioni o hanno raggiunto obiettivi ambiziosi, creando nuove strade, sono andati oltre la gestione del cambiamento, abbracciando un atteggiamento evolutivo.

In quale fase ti trovi in questo momento?
Quali abitudini dovrai adottare per evolvere nella tua arte?

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